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Emergenza Profughi Nordafrica

Sintesi della Gestione dei Migranti ospitati sul territorio della Provincia di Reggio Emilia
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Il 12 febbraio 2011 è stato dichiarato lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale per l’eccezionale afflusso di cittadini provenienti dai Paesi del Nord Africa, situazione resa ancora più complessa dal conflitto in corso nel territorio libico e dall’evoluzione degli assetti politico-sociali nei paesi della fascia del Maghreb e in Egitto.

Le autorità italiane, allo scopo di rispondere efficacemente a questa emergenza umanitaria, hanno chiesto all’OIM di fornire assistenza e supporto nelle attività di accoglienza dei migranti.

Il commissario delegato Franco Gabrielli ha predisposto in accordo con le Regioni e i rappresentanti di ANCI e UPI il Piano nazionale per la prima accoglienza e la distribuzione dei cittadini extracomunitari provenienti dal Nord Africa. A questi cittadini extracomunitari arrivati nel territorio nazionale è stato riconosciuto lo status di migranti per cui sono state adottate misure di protezione temporanea. Il predetto piano è articolato in successive fasi di attuazione e basato su un’equa e contestuale distribuzione dei cittadini extracomunitari fra tutte le Regioni ad esclusione dell’Abruzzo. A seguito di questo la Regione Emilia-Romagna ha provveduto ad organizzarsi e gestire le operazioni di accoglienza sulla base dell'accordo raggiunto tra  Governo nazionale e Regioni, in particolare tale accordo è fondato sul:

  • riconoscimento ai migranti del permesso transitorio previsto dall’articolo 20 del Testo Unico sull’immigrazione, concesso il 5 aprile scorso dal Governo (permesso temporaneo per 6 mesi rinnovabile per altri 6 mesi);
  • accordo con il Governo tunisino per presidiare le coste e per il rientro programmato per chi dovesse essere riconosciuto come clandestino, nel pieno rispetto delle norme nazionali ed europee;
  • accoglienza in tutte le regioni, ad esclusione dell’Abruzzo, dei migranti e dei migranti con permesso temporaneo che ne facciano richiesta;
  • aiuto immediato ai minori non accompagnati tramite le strutture ordinarie della rete minorile.

Le indicazioni del Piano nazionale vengono recepiti dalla Regione Emilia Romagna con diversi atti, il più operativo dei quali il “DGR 487 del 11/04/2011” avente come oggetto “Primi provvedimenti urgenti per avviare le operazioni di accoglienza dei rifugiati dai paesi del nord africa nel territorio dell'Emilia-Romagna a seguito della dichiarazione dello stato d'emergenza nazionale di cui al d.p.c.m. 12 febbraio 2011”

Per le varie fasi modulari del Piano Nazionale è stato previsto di destinare nelle diverse province dell’Emilia Romagna un numero di rifugiati proporzionale alla popolazione residente.

Secondo il proprio Piano Provinciale la provincia di Reggio Emilia, nell’ambito della terza fase del Piano Nazionale (25.000 arrivi a Lampedusa), avrebbe dovuto assorbire 235 migranti ripartiti sulle strutture delle Unioni; di fatto attualmente in provincia sono ospitati 196 migranti.

Le etnie dei migranti ospitati risultano variegate, in particolare vi è un considerevole numero di extracomunitari di nazionalità Maliana e Nigeriana come si può vedere dal diagramma a torta in Allegato 1.

La Provincia di Reggio Emilia, in accordo con i Presidenti dei Distretti/Unioni dei Comuni, ha distribuito i migranti proporzionalmente alla rispettiva popolazione residente.

I migranti nelle  varie Unioni sono ripartiti in 36 strutture sparse su tutto il territorio della Provincia di Reggio Emilia (Allegato 3).

Queste strutture sono gestite perlopiù dagli assistenti sociali dei rispettivi Comuni, mentre altre, aventi un numero di migranti più cospicuo, sono gestite da cooperative sociali specializzate in mediazione linguistica e culturale. Al fine di garantire uniformità delle prestazioni erogate ai cittadini provenienti dai paesi del Nord-Africa è stato formalizzato da parte del Commissario Delegato Franco Gabrielli un “Vademecum per l’accoglienza dei migranti”. Pertanto gli interventi minimi ed i requisiti di accoglienza delle strutture ospitanti i richiedenti protezione internazionale sono quelli previsti dal predetto vademecum Nazionale. Per servizi minimi garantiti si intende:

  • vitto e alloggio;
  • vestiario e prodotti per l’igiene personale;
  • orientamento, informazione legale e assistenza nella procedura per la richiesta di protezione internazionale tramite operatori con specifiche competenze in materia;
  • mediazione interculturale;
  • accompagnamento all’inserimento scolastico dei minori e accessibilità a percorsi per l’apprendimento della lingua italiana per gli adulti;
  • orientamento e accompagnamento ai servizi sociali e sanitari;
  • Interventi di integrazione sociale ( attività di volontariato e tirocini formativi).

Per attuare quanto proposto il soggetto gestore, ovvero la struttura di accoglienza, condivide e sottoscrive col migrante un Patto di Accoglienza nel quale si impegna a garantire accoglienza ed una serie di interventi atti a fornire i servizi essenziali per la sua permanenza. Il migrante  beneficiario si impegna ad una permanenza attiva e partecipativa nella struttura, in particolare  deve rispettare il regolamento della struttura ospitante e  deve occuparsi della cura, della conservazione e  della gestione quotidiana dell’alloggio, nonchè partecipare alle iniziative di formazione e integrazione sociale che  gli verranno proposte.

Ai sensi della legge vigente, lo straniero che si trova in Italia deve presentare la richiesta d’asilo politico all’Ufficio Asilo politico della Questura della Città in cui si trova; qui è rilasciato un primo appuntamento per la rilevazione delle impronte digitali ed in seguito viene effettuato il foto-segnalamento. Questi dati vengono poi inseriti nel  sistema di controllo europeo EURODAC.

Dopo circa una settimana la Questura fissa un secondo appuntamento per depositare l’istanza di richiesta asilo politico procedendo così alla compilazione del modello C3, che riassume tutte le informazioni relative alla vita della persona prima dell’arrivo in Italia.

Al termine del secondo appuntamento viene rilasciata la ricevuta della richiesta di permesso di soggiorno, completa di dati anagrafici e fotografia. Entro 3 settimane viene rilasciato il primo permesso di soggiorno per motivo di richiesta asilo, della durata di 3 mesi. Al secondo rinnovo viene invece rilasciato un permesso di soggiorno  della durata di 6 mesi (che permette di svolgere una attività lavorativa), rinnovabile fino all’esito della domanda d’Asilo.

Il richiedente asilo politico viene convocato presso la Commissione territoriale di competenza (per i richiedenti di Reggio Emilia la commissione è a Bologna). Ad oggi i tempi di attesa per la convocazione, dal momento della presentazione della domanda in Questura sono di qualche mese.

La Commissione territoriale intervista il richiedente asilo politico, raccoglie eventuale ulteriore documentazione che la persona presenta il giorno della convocazione e che prova la veridicità di quanto raccontato o rispetto allo stato di salute, valuta la richiesta presentata successivamente al momento dell’intervista e comunica la decisione presa all’Ufficio Asilo politico della Questura  presso cui era stata presentata l’istanza. Ad oggi la Commissione invia la comunicazione alla Questura circa 3 mesi dopo avere intervistato la persona.

La persona può richiedere un nuovo permesso di soggiorno nel caso sia stato riconosciuto lo status di rifugiato oppure una protezione sussidiaria o umanitaria; se invece la Commissione ha dato parere negativo alla richiesta presentata, la Questura notifica il decreto d’espulsione dal territorio in quanto il migrante non ha più diritto ad un titolo di soggiorno.

Infine in ottobre è nato il secondo figlio ad una coppia di sposi nigeriani accolti a Vezzano sul Crostolo.

Proprietà dell'articolo
modificato: martedì 21 febbraio 2012