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Paesaggio

Mare di nebbia
Mare di nebbia
Immagine di un paesaggio Reggiano

Le componenti che caratterizzano il paesaggio reggiano si articolano in modo dinamico trasformandolo continuamente; morfologia, microclima, flora e fauna, storia, economia, etnografia sono i fattori che da sempre contribuiscono a determinare la struttura del territorio.

La dimensione paesaggistica risulta dalla convergenza di ogni singolo fattore, senza dimenticare la presenza dell'attività umana che ne caratterizza l'identità e che produce come risultato visibile il paesaggio.

Tutti questi elementi dettano una trasformazione del territorio (talvolta una perdita di risorse preziose in ambito territoriale), che risulta, però, leggibile in un arco temporale piuttosto lungo. Così è avvenuto per le zone umide presenti nella nostra pianura e, prima ancora, per le aree boschive dell'Appennino Reggiano (e, in realtà della stessa pianura, dove il territorio agrario e, in seguito, lo stesso trasformato dall'espansione industriale, ha assorbito i pochi, ma significativi, boschi).

L'espansione delle fasce boschive nella montagna reggiana e l'espansione del paesaggio agrario (in gran parte caratterizzato, negli ultimi decenni, da numerosi interventi di trasformazione edilizia) sono tra i fattori più importanti nelle variazioni del paesaggio reggiano, con effetti percepibili in un arco di tempo non molto ampio.
Tutelare il paesaggio significa, allora, difenderlo dalle dinamiche naturali stesse salvaguardando, al contempo, l'identità territoriale che caratterizza la nostra "Bella Provincia".

La profonda conoscenza di tutti gli elementi che determinano la trasformazione del territorio, e il controllo degli effetti di queste mutazioni sono fondamentali nell'ottica di una scelta progettuale pianificatoria.

Il paesaggio, comunque sempre in trasformazione, è un insieme di risorse e costituisce esso stesso una risorsa: l'obiettivo di un Piano Paesistico sarà, allora, il mantenimento e l'ottimizzazione delle singole risorse che compongono il paesaggio.

Il recupero delle risorse locali consente la conservazione dell'identità rurale: l'avvicendamento di fattori storici e naturali determinano quella peculiarità culturale che rende un territorio unico.

Per preservare questa unicità rendendola risorsa e cogliendone le potenzialità, il Nuovo Piano Paesistico, tenendo conto anche delle criticità, individua unità paesaggistiche  che contraddistinguono differenti ambiti territoriali determinati da fattori naturali, geologici, geografici, storici e antropici.

La Convenzione Europea del Paesaggio integra alla visione oggettiva quella soggettiva associandovi il fattore percettivo; a tutto ciò è da aggiungere la componente partecipativa, proprio di quella dimensione europea con la quale l’immaginario disciplinare italiano del paesaggio e dell’urbanistica è chiamato a confrontarsi.

Il Nuovo Piano Paesistico è quindi frutto di un generale ripensamento del precedente strumento di pianificazione  e si evolve in direzione strategica e progettuale.
 
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modificato: giovedì 3 aprile 2008