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La storia della Provincia

La nascita dell'ente

L'istituzione della Provincia di Reggio Emilia risale alla fase dell'unificazione nazionale e dell'ingresso della comunità reggiana nel Regno d'Italia. Dopo la fuga del duca Francesco V, il commissario regio Luigi Carlo Farini divise il territorio dell'Emilia in "Provincie, Circondari, mandamenti e Comuni". In base al decreto 27 dicembre 1859, n. 79 la Provincia di Reggio comprendeva 46 comuni (un comune in più rispetto all'attuale configurazione per la presenza del Comune di Gazzano, soppresso nel 1870) con una popolazione di 230.246 abitanti. L'atto di nascita ufficiale della Provincia risale al 21 marzo 1860 quando si insediò nel "Palazzo Nazionale", l'attuale palazzo Allende, sotto la presidenza dell'Intendente generale Domenico Marco, il primo Consiglio provinciale. Il Consiglio era stato eletto a suffragio ristretto ed esprimeva in larga misura la classe dirigente liberale uscita dalle vicende risorgimentali. Il primo presidente del Consiglio provinciale fu Giulio Cesare Vedriani, figura storica del movimento risorgimentale reggiano. In seguito, con l'approvazione il 20 marzo 1865 della legge comunale e provinciale venne definito l'assetto degli enti locali; gli organi della Provincia erano il Consiglio provinciale (composto da quaranta membri eletti) e la Deputazione, l'organo esecutivo formato da otto membri eletti in seno al Consiglio. Il prefetto era il Presidente della Provincia e della Deputazione dal momento che l'ente locale territoriale era visto essenzialmente come espressione di un governo nazionale accentratore e non come organo di autogoverno locale. Le competenze riguardavano principalmente la gestione del territorio (viabilità provinciale, regimentazione delle acque, il "taglio dei boschi", la caccia e la pesca), l'assistenza e la beneficenza per il mantenimento dei "mentecatti poveri" oltre all'istruzione secondaria e tecnica.

 
 
Tra Otto e Novecento

Con l'entrata in vigore delle riforme amministrative crispine (T.U. n. 5291 del 10 febbraio 1889) venne introdotta l'elezione da parte del Consiglio, tra i propri membri, del Presidente della Deputazione. Dopo la riforma, il primo Consiglio eletto secondo la nuova legge si insediò il 2 dicembre 1888 e il presidente elettivo fu Ulderico Levi, protagonista di primo piano della vita economica e politica reggiana del secondo Ottocento. Sui banchi dell'opposizione sedeva il leader socialista Camillo Prampolini che nel 1894 in occasione delle "leggi eccezionali" del governo Crispi presentò in Consiglio Provinciale una energica protesta contro lo scioglimento delle associazioni aderenti al Partito Socialista. Con il passaggio al nuovo secolo e l'avvento del "decollo amministrativo" dello stato che caratterizzò l'età giolittiana, si sviluppò notevolmente la rete infrastrutturale (viaria, ferroviaria, telegrafica e telefonica) e venne avviata una intensa stagione progettuale anche alla luce delle innovative competenze che la normativa in materia di lavori pubblici attribuiva alla Provincia, in particolare nel settore del regime idraulico-forestale e di bonifica. Questa fase fu contrassegnata dalla nuova amministrazione socialista (alle elezioni del 1902 si insediò la presidenza di Alberto Borciani) mentre in qualità di consigliere provinciale fece il suo apprendistato politico-amministrativo Meuccio Ruini, il futuro "padre" della carta costituzionale e presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere la costituzione repubblicana.

 
 
Il fascismo e la sospensione della vita politica democratica

L'amministrazione socialista fu confermata alla guida della Provincia nelle elezioni del 1914 ed in quelle del 1920, le ultime svoltesi regolarmente prima dell'avvento del regime fascista. Il nuovo consiglio provinciale a completa composizione fascista si insediò il 4 giugno 1923. In seguito, la legge n. 2744 del 27.12.1928 sanzionò l'abolizione del sistema elettivo ed i commissari o le commissioni straordinarie che reggevano le province furono sostituite da un Preside, coadiuvato da un Vice Preside (entrambi nominati dal capo dello Stato) nonchè da un rettorato provinciale di nomina ministeriale. Pertanto, dal 1927 la Provincia fu retta da una "Regia commissione straordinaria", presieduta da Mario Muzzarini, che a partire dal 1929, con l'istituzione del Rettorato provinciale, assunse la carica di Preside, coadiuvato da un vicepreside e da sette rettori.

 
 
Dalla Liberazione alla Ricostruzione

Dopo la caduta del regime fascista la Repubblica Sociale concentrò l'autorità civile nelle mani di un commissario prefettizio. Nel frattempo fin dal 1944 il Comitato di Liberazione dell'Alta Italia emanò un "decreto per l'assunzione dal parte del CLN dei poteri di amministrazione e di governo nei territori occupati", all'interno del quale il ruolo della Provincia veniva ricondotto ad un rapporto più organico con il territorio. 

Con la fine della guerra, l'8 maggio 1945 alla presenza del prefetto Vittorio Pellizzi si riunì la Deputazione provinciale, reintrodotta da un decreto prefettizio su proposta del locale Comitato di Liberazione Nazionale. Camillo Ferrari fu chiamato alla presidenza, assistito come vice-presidente da Riccardo Cocconi e Giovanni Manenti. La nomina rimase prefettizia fino alle elezioni amministrative del 1951 quando si votò per la prima volta per eleggere il Consiglio Provinciale e si affermò alla guida della Provincia una coalizione socialcomunista; il Consiglio provinciale, composto da 30 membri, elesse Dante Montanari presidente della Giunta che durante il lungo periodo della sua presidenza (dal 1951 al 1962) si dedicò ad un vasto programma di ricostruzione, in particolare nel settore delle opere pubbliche come la viabilità.

 

Verso la stagione del decentramento

Nel quadro delle profonde trasformazioni socio-economiche che hanno caratterizzato i decenni del secondo dopoguerra, la Provincia ha accompagnato e promosso la modernizzazione del contesto locale, proponendo esigenze di programmazione e di partecipazione. In particolare, sul finire degli anni '90 nel nuovo quadro di riferimento delle autonomie locali, sulla scia della stagione del decentramento, alla Provincia sono state trasferite dalla Regione numerose deleghe, assumendo un ruolo centrale in materia di programmazione territoriale. In questo scenario ha assunto un'importanza decisiva la L. 25 marzo 1993, n. 81 che ha introdotto l'elezione diretta del presidente della Provincia. A seguito della nuova legge elettorale il primo presidente della provincia elettivo è stato Roberto Ruini. Con le elezioni del 2004 è stata eletta presidente Sonia Masini, la prima donna ad assumere questa carica nella storia della Provincia di Reggio Emilia.

Proprietà dell'articolo
fonte: Le immagini della Provincia e dei Presidenti sono state fornite dalla fototeca della biblioteca "Panizzi" di Reggio Emilia
modificato: martedì 27 maggio 2008