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Festa del Tricolore, il discorso del presidente Manghi

(foto Emanuele Montanari)
(foto Emanuele Montanari)

Signor Presidente della Repubblica, Autorità, cittadini e studenti reggiani,

un caro benvenuto a voi tutti in questa giornata di festa che celebra, a distanza di due secoli e due decadi, la nascita del primo Tricolore, avvenuta nella nostra città il 7 gennaio 1797.

Benvenuto soprattutto a Lei, Presidente Mattarella, che siamo onorati di avere qui con noi e a cui rivolgo un ringraziamento, non rituale ma autentico, per l’attenzione che ha deciso di riservare alla nostra comunità, la comunità reggiana, la quale si riconosce pienamente in quegli ideali di libertà, democrazia e solidarietà, ben rappresentati dal vessillo nazionale di cui, appunto, oggi, ricordiamo le origini.

Da quando, il 7 gennaio 1947, l’allora Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, venne a Reggio Emilia per celebrare i 150 anni del nostro Tricolore da quel 7 gennaio 1947, appunto, Lei è il settimo Presidente della Repubblica ad onorare questa città con la propria presenza.

Proprio 70 anni fa, nell’accogliere il Presidente De Nicola, il quotidiano Reggio Democratica titolava “De Nicola è col popolo che acclama in lui l’Italia repubblicana e democratica”, ponendo la prossimità tra la massima espressione della Repubblica e le persone comuni come emblema assai significativo di uno Stato democratico autenticamente inteso.

Si tratta di quella indispensabile prossimità che Lei, Presidente Mattarella, ha dimostrato, tra l’altro, recandosi già ben cinque volte nell’Italia Centrale duramente provata dal terremoto, esprimendo con la sua forte vicinanza uno Stato che affianca ed accompagna le comunità, a partire da quelle maggiormente in difficoltà. Noi reggiani, colpiti insieme ad altre province emiliane dal sisma del 2012, sappiano bene quanto sia importante questa vicinanza. Perché abbiamo imparato dall’esperienza diretta cosa significhi avere necessità di sentire la presenza rassicurante dello Stato e del suo sostegno complessivo, in particolare nel momento della prova, oltre che di beneficiare di ogni forma di aiuto possibile. E oggi la Provincia e i Comuni di Reggio Emilia, memori di quanto avuto, stanno a loro volta sostenendo con concretezza  e generosità le popolazioni dell’Italia Centrale, rendendo idealmente la solidarietà ricevuta pochi anni or sono e lanciando un messaggio di speranza vera, confermando così di essere quel “popolo giusto, energico, generoso” come lo definì Giosuè Carducci, primo Nobel italiano della letteratura, il 7 gennaio 1897, celebrando nella nostra città il centenario della nascita del Tricolore.

Se, dunque, la prossimità tra lo Stato e le comunità è fondamentale, anche per generare una credibilità massima delle istituzioni, le articolazioni statali fisicamente più contigue ai cittadini, ovvero le autonomie locali, in particolare i Comuni e le Province, devono essere messe nelle condizioni più idonee per ottemperare incombenze particolarmente delicate, poiché inerenti i bisogni e le necessità che ogni persona esprime nella quotidianità. In particolare, nel processo di ripensamento dell’architettura istituzionale del nostro Paese, volto a rendere più efficaci e rapide le risposte ai bisogni dei cittadini, in linea con i tempi del mondo contemporaneo, le Province sono un livello sul quale si delinea con maggior urgenza la necessità di una riflessione ulteriore e definitive scelte conseguenti. Se infatti, il percorso di riordino, avviato poco meno di tre anni fa dalla legge 56, ha introdotto novità importanti, dai concetti di Città Metropolitana e di Area Vasta a una ridefinizione delle funzioni, all’idea di una Provincia, ente di secondo grado, intesa come casa dei Comuni, in grado di assicurare – specie a quelli più piccoli – servizi e competenze che forniscano risposte migliori ai cittadini, alla luce dell’esito referendario del 4 dicembre scorso s’impone l’esigenza di una ulteriore riflessione  su come conciliare questi approdi con la permanenza delle Province nel testo costituzionale, che le riafferma come una articolazione della Repubblica a tutti gli effetti.

Oggi, in un Paese ancora alle prese con gli effetti di una crisi economica che produce non trascurabili risvolti sul piano sociale, vi è oltremodo bisogno di un’Italia fondata sulla prossimità a chi ha più necessità, sulla voglia di rialzarsi e ripartire e, dunque, degna del Tricolore, che anche di questi valori è emblema. Così come occorrono una politica e istituzioni oneste e credibili, che, oltre ad ascoltare i bisogni delle persone, sappiano parlare in particolare ai giovani, generando in loro positività e speranza. “Abbiamo un debito con i giovani … abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento” ha detto Papa Francesco. Un Paese che non riesce a farsi immediato punto di riferimento per coloro che crescono e si affacciano alla vita, infatti, fatica a generare futuro, rischiando di depotenziare valori ideali, a partire dal senso di comunità e dal rispetto dello Stato e delle sue istituzioni. Dobbiamo aiutare i giovani a riscoprire il valore della politica, perché è attraverso essa e l’impegno a favore della cosa pubblica che si cambia e si migliora il nostro Paese. L’impegno dei nostri giovani, il loro entusiasmo, le loro idee nuove sono fondamentali per quella ripartenza sostanziale e definitiva che da anni stiamo cercando. Ritengo Reggio Emilia, sulla spinta di una nobile tradizione educativa che continua ad inverarsi nell’attualità, stia facendo la propria parte, generando percorsi formativi importanti, ma tutto rischia di essere vano se ciò non si traduce nel compimento di opportunità lavorative concrete, sulle quali poter incardinare la costruzione del proprio cammino di vita. Anche perché le incertezze e le paure che segnano la contemporaneità non sono legate solo all’andamento dell’economia e ad un respiro di portata nazionale, ma sono proprie di un contesto ben più ampio, le cui dimensioni coincidono con quelle del globo nella sua interezza. Il terrorismo internazionale e i grandi movimenti migratori costituiscono le espressioni più profonde di ciò, rappresentando al contempo le sfide più ingenti e delicate del tempo che viviamo.

La spietata malvagità terroristica, dispiegata in modo da voler rendere paradossalmente ordinari, attraverso la reiterazione periodica, atti di una gravità inaudita, toglie serenità e certezze e, peggio ancora, spezza tante vite umane, tra cui anche quelle dei nostri giovani. In tal senso, il nostro ricordo va, ancora oggi, a Valeria Solesin e a Fabrizia Di Lorenzo, due giovani donne della cosiddetta “generazione Erasmus”, ultime vittime italiane di questa stagione di terrore, senza dimenticare, limitandosi solo ai fatti più recenti, quanto accaduto ad Istanbul l’ultimo giorno dell’anno. Accanto a ciò vi è il dramma di chi – in una situazione internazionale che non genera ancora una società di eguali – fugge dalle guerre e dalla fame per cercare una vita migliore. Una scelta dinanzi alla quale nessuno di noi può girarsi dall’altra parte, perché quello dell’accoglienza è un impegno che ogni Comune della nostra Provincia, l’Italia intera e la stessa Europa sono chiamati ad assolvere senza slogan e sbrigatività di pensiero, ma con un atteggiamento di responsabilità e coinvolgimento corale, accompagnato da indispensabili regole precise ed impegni.

In questo contesto universale così complesso, fragile e dominato dalle paure, l’auspicio, nel giorno in cui celebriamo l’anniversario del nostro Tricolore, allora, è che l’Italia, ispirata dalla tensione morale che animò la lotta di Resistenza, l’approdo alla Costituzione e che consentì di uscire dalle macerie della Seconda guerra mondiale  sia in grado di fornire un proprio autorevole e sostanziale contributo, a beneficio di sé medesima e della comunità internazionale tutta, rivelandosi così ancora all’altezza di quanto affermato da Giosuè Carducci  nell’evocato discorso in occasione del primo centenario della nascita del Tricolore “l’Italia è risorta nel mondo per sé e per il mondo, ella, per vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un’espansione morale e politica”.

 

Viva il Tricolore

Viva la Repubblica

Viva l’Italia

 

Giammaria Manghi

Presidente della P­­­­rovincia di Reggio Emilia

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modificato: sabato 7 gennaio 2017