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Manghi: “Integrazione, strada giusta da continuare a percorrere”

Il presidente della Provincia ha aperto questa mattina insieme al sindaco Vecchi  e al vescovo “NoiAltri”, due giornate di confronti e scambi di pratiche sui temi delle migrazioni

Il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, ha partecipato questa mattina al Centro Malaguzzi alla sessione plenaria che ha aperto “NoiAltri”,  due giornate di confronti e scambi di pratiche sui temi delle migrazioni, dei nuovi paesaggi sociali, delle comunità inclusive e delle nuove generazioni: un dibattito, insieme al vescovo Massimo Camisasca e al sindaca Luca Vecchi, sul tema “Le comunità future: aperte, coese e solidali”.

Per comprendere “l’approccio culturale lucido e costruttivo che Reggio Emilia ha avuto rispetto alle sfide di questi anni”, il presidente Manghi è partito dalla propria esperienza personale di insegnante di scuola primaria nella Bassa, “un’area profondamente interessata dal fenomeno migratorio, dove la stagione della mobilità internazionale avviatasi negli anni Novanta ha portato nel tempo in certe sezioni della scuola del’infanzia ad avere la metà dei bambini non italiani e con percentuali compositive medie delle popolazioni nei comuni dell’area Nord attorno al 20 per cento di stranieri”.

“La trasformazione della composizione sociale e i suoi effetti li ho visti lì, insegnando 13 anni nelle scuole, un laboratorio straordinario per capire cosa vuole dire integrazione per noi – ha detto il presidente della Provincia – Perché è attraverso l’animo trasparente e molto nitido dei bimbi, non condizionato da nulla, che abbiamo la testimonianza del fatto che l’incontro è possibile”.

“Questo è il manifesto di come si fa davvero, qui, l’integrazione e  allora non bisogna arrivare ai giorni nostri e alle emergenze, di cui abbiamo contezza, per ragionare su una società che già da quegli anni ha intrapreso e continua a intraprendere questo percorso di trasformazione – ha proseguito Manghi – Certo, ci sono i picchi emergenziali, c’è un tema anche quantitativo col quale misurarsi, ma le regole del gioco non cambiano e noi un cammino lo abbiamo intrapreso, e lo abbiamo fatto nel segno dell’integrazione nei confronti della diversità intesa come ricchezza”.

La sfida è dunque come continuare a declinare, nel quotidiano, questa scelta compiuta da tempo, “con la consapevolezza che integrazione significa anche modifica dei contesti, perché se vogliamo integrare dobbiamo prevedere culturalmente la disponibilità a un confronto che, in modo equilibrato e rispettoso di ciò che siamo, consenta anche ad altri di trovare un proprio spazio”. 

Altro passaggio fondamentale “per non fermarsi all’integrazione intesa come semplice slogan” è quello di sapersi confrontare con il pregiudizio,  comunque presente,“che come ci ricorda Bobbio nell’Elogio della mitezza è una convinzione erronea voluta fermamente per vera”: “Proprio le scuole, ma anche tante associazioni sportive reggiane, hanno agito sull’integrazione elidendo quella dimensione di pregiudizio che ci consegna lucidamente Bobbio - ha proseguito il presidente della Provincia - La sfida del resto è questa: non negare  le complessità, le trasformazioni sociali che vanno comprese, accompagnate, lette e spiegate, ma tenere sempre e comunque presente quell’assunto di partenza che ci è dato da esperienze di vita quotidiana che dimostrano come anche i cambiamenti ingenti possano essere gestiti”.

“La nostra comunità lo ha fatto e per questo siamo stati in grado, negli ultimi tre, quattro anni, di reggere sostanzialmente con maturità  gli effetti delle stagioni e delle logiche del mondo afferenti a dimensioni di povertà  che solo chi ha fatto esperienze di cooperazione internazionale può forse comprendere davvero – ha concluso Manghi – Questa nostra capacità di inclusione e di accoglienza vera è il tracciato che dobbiamo continuare a seguire e ci riusciremo se avremo lo sguardo dei bambini e di quello che avviene quotidianamente nei laboratori delle nostre scuole: solo così saremo in grado di proseguire questo cammino con maturità, non nascondendo i problemi, ma affrontandoli, restituendo quella positività che la pluralità culturalmente ci offre e che fa divenire davvero una ricchezza lo stare insieme da parte di persone che provengono da varie parti del mondo”. 

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modificato: mercoledì 31 gennaio 2018