Noicontrolemafie: “I giovani di oggi sono i nuovi resistenti”

Cosý l'assessore all'Istruzione Malavasi durante il convegno nell’aula magna dell’UniversitÓ, nella giornata dedicata alle scuole alle nuove generazioni. Si Ŕ parlato di pedagogia della legalitÓ, anche grazie agli esempi concreti portati dagli studenti che hanno preso parte al progetto Percorsi di cittadinanza e legalitÓ

“La scuola è il luogo in cui stringere un patto con i giovani” così l’assessore all’Istruzione della Provincia Ilenia Malavasi ha aperto questa mattina la seconda giornata della Festa della legalità, dedicata in particolare alla scuola e ai giovani. “La democrazia non ci è stata regalata ed è la partita più grande che abbiamo da giocare – ha detto l’assessore Malavasi rivolgendosi ai giovani in particolare - e dove in palio c’è il diritto di scegliere, sancito anche nella Costituzione. A Reggio Emilia abbiamo scelto da che parte stare, dalla parte dei giusti. Abbiamo forse faticato a leggere la realtà, perché non sempre si hanno gli strumenti adeguati, ma in questi anni il nostro impegno è cresciuto, abbiamo cercato di comprendere il fenomeno che sta interessando sempre più anche il nostro territorio e si è rafforzato il fronte comune per la legalità. Da che parte stare lo si sceglie all’inizio di ogni giorno ed è per sostenere questa scelta che investiamo nella scuola e sui giovani. Credo che proprio i giovani siano i nuovi resistenti di oggi”. Nell’aula magna dell’Università di Modena e Reggio nel corso della mattina si è parlato di pedagogia della legalità, dell’educazione alla legalità contro l’educazione mafiosa. Da anni infatti Provincia e Consorzio Oscar Romero sono impegnati nelle scuole superiori proprio con un progetto denominato “Percorsi di cittadinanza e legalità”, nell’occasione illustrato dalla sua responsabile scientifica Rosa Frammartino che ha ringraziato “istituzioni, scuole, docenti e studenti per la partecipazione e la sensibilità dimostrata”. Il progetto ha chiuso quest’anno scolastico la sua quinta edizione, facendo incontrare ai giovani i testimoni della lotta alla mafia, giornalisti, scrittori, giudici, testimoni di giustizia, cittadini di associazioni, tutti a vario titolo impegnati nella sensibilizzazione contro le mafie.

Educare alla legalità, le riflessioni degli studiosi. La mattinata è proseguita con il contributo di studiosi, in un dibattito coordinato da Antonio Nicaso, nel corso del quale si è approfondito l’aspetto culturale del fenomeno mafioso, per cui i processi di apprendimento sono gli stessi e dove quello che fa la differenza è il valore che viene trasmesso: “Mentre voi siete qui a sentire noi parlare di legalità – ha detto Nicola Barbieri, docente di Storia della pedagogia dell'Università di Modena e Reggio, alla facoltà di Scienze della formazione – altrove vostri coetanei vengono addestrati a riscuotere il pizzo e a sparare. Questo è il punto, la cosiddetta buona educazione deve lasciare la possibilità di scegliere da che parte stare. Ci sono luoghi e situazioni dove invece ragazzi come voi non hanno scelta”. Nelle parole del giudice Mario Conte l’esempio positivo a questo proposito dei ragazzi di Addiopizzo, ricordando la nascita del movimento: “Erano giovani come voi ha detto alle decine di studenti delle scuole superiori reggiane e una mattina Palermo si è svegliata tappezzata di adesivi che riportavano la scritta Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. Questo dimostra che vincere la mafia non è impossibile e, come diceva Giovanni Falcone, a sconfiggerla sarà un esercito di maestre di scuola elementare”. Una testimonianza dell’importanza dell’impegno nelle scuole fin dalla tenera età è venuta poi da Marina Bertani, insegnante elementare di una scuola reggiana, la Ca'Bianca, che ha presentato il progetto di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva svolto all’interno della propria scuola, volto a far sperimentare ai più piccoli il concetto di democrazia. Un ringraziamento ai tanti insegnanti delle elementari impegnati in progetti di cittadinanza attiva è venuto dall’assessore all’Istruzione del Comune di Reggio Iuna Sassi, che ha sottolineato inoltre come da “esperienze come la Carta e la Leva Giovani abbiano nel tempo prodotto realtà associative giovanili che oggi sono esempio concreto di cittadinanza attiva”. Flavio Tranquillo, autore insieme a Conte del libro “I dieci passi” e noto al grande pubblico per le cronache italiane dell’Nba, ha parlato giovani delle regole, facendo un parallelismo con il mondo dello sport: “Come possiamo vincere questa partita? Il gusto della legalità sta nel non aggirare le regole, solo così si assapora davvero il gusto della vittoria”.
“E’ importante non relegare l’antimafia a giudici o giornalisti - ha detto infine Stefania Pellegrini, docente di sociologia dell'Università di Bologna alla facoltà di Giurisprudenza – perché la mafia non è più solo un problema del Sud, ma è un problema anche nostro. Dobbiamo conoscerla innanzitutto, conoscere il nostro nemico per non consegnare alle generazioni future un mondo malato. Ognuno può nello svolgere il proprio lavoro quotidiano fare molto”.

La legalità secondo i giovani. Spazio ai giovani poi, con le rappresentanze di studenti degli istituti superiori reggiani che hanno presentato al pubblico i propri elaborati sul tema della legalità.
Nel pomeriggio, nella cornice di Palazzo Allende, gli studenti dei sei istituti superiori reggiani - reduci anche dal Salone internazionale del libro di Torino - hanno presentato “L’ulivo di San Rocco” una storia anti-mafia scritta a più mani, in staffetta con altre scuole di Aversa, Taranto, Moncalieri, Trento, Ivrea e Napoli “. Un progetto di scrittura creativa che ha coinvolto anche gli studenti reggiani, in particolare di Ariosto-Spallanzani, Canossa, Chierici,  Cattaneo-Dall'Aglio, Moro e Secchi.
Su incipit di Antonio Nicaso gli studenti si sono passati il testimone di un racconto che si conclude con un forte messaggio di speranza: la mobilitazione collettiva, contro la solitudine, come arma vincente nel contrasto alla criminalità organizzata”. Sempre la cornice di Palazzo Allende, sede della Provincia, ospita la mostra “Mafia: frammenti virtuali” allestita dagli studenti delle classi 5^E e 5^F del liceo artistico Chierici. La mostra è frutto di un’esplorazione da parte degli studenti della mafia sui social network e di una rivisitazione della simbologia mafiosa con l’obiettivo, attraverso immagini emotivamente forti, di smuovere le coscienze. Gli studenti sono stati seguiti in questo approfondimento dal fotografo professionista Fabio Boni e dalla docente Mariagiuseppina Bo. A tagliare il nastro della mostra è stata la presidente della Provincia Sonia Masini che ha ringraziato i giovani per il prezioso lavoro svolto. “Vi ringrazio per la vostra mobilitazione, abbiamo bisogno di voi, della vostra creatività” ha detto la presidente Masini ai ragazzi e alle ragazze presenti, sottolineando “l’importanza di avere fin da giovani capacità critica, soprattutto in questi tempi in cui i social network offrono enormi opportunità, come la possibilità di accedere facilmente alle informazioni, ma anche enormi limiti perché il rischio è un sovraccarico di stimoli che rischia di creare confusione. Per questo dovete sapere selezionare le informazioni sviluppando una vostra coscienza critica”.

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creato: mercoledý 16 maggio 2012
modificato: mercoledý 16 maggio 2012