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"Nel 2011 da Reggio Emilia 650 segnalazioni di riciclaggio"

Il dato emerso nel corso dell'intervento di Nicola Grossi di Unicredit durante il convegno "Le declinazioni del potere mafioso", che si Ŕ svolto nell'ambito della Festa della LegalitÓ

"Sulla base dell'ultimo bollettino della Banca d'Italia per quanto riguarda la regione Emilia-Romagna, nel 2011, gli intermediari finanziari hanno segnalato 4.300 operazioni di riciclaggio (il 9% del totale nazionale), 650 (il 15%) riguardano la provincia di Reggio Emilia. Da professionisti e operatori non finanziari alla Banca d'Italia sono arrivate, relativamente a questa regione, 23 segnalazioni, 8 dalla vostra provincia". Parole di Nicola Grossi del team controlli area Centro Nord di Unicredit che, questa mattina, intervenendo al convegno "Le declinazioni del potere mafioso", nell'ambito della Festa della Legalità,  si è soffermato sulle azioni di antiriciclaggio poste in essere dalle banche.

"L'Italia - ha osservato - è un Paese in cui sono radicate tre delle maggiori organizzazioni criminali, dove l'indice di corruzione è fra più altri tra quelli dei paesi evoluti e l'indice di trasparenza è fra i più bassi. Un imprenditore bancario deve fare i conti con questo quadro". Grossi non ha nascosto le difficoltà perché "l'attività riciclaggio non è sempre chiara". La normativa nazionale, proprio per contrastare il riciclaggio di denaro sporco, impone alle banche di conoscere molto bene i propri clienti e di segnalare alla Banca d'Italia i casi sospetti. "Uno degli aspetti che è cambiato al nord e ha fatto uscire il fenomeno della criminalità organizzata al nord è costituito dalla crisi economica - ha proseguito Grossi -. Vediamo clienti in crisi finanziaria, magicamente spunta nuovo socio che ha tanta liquidità da investire e interviene in supporto di questo imprenditore, magari si tiene il 10% della società però poi con la forza in azienda comanda lui".

Al dibattito, moderato dalla giornalista Manuela Iatì, hanno partecipato relatori che hanno analizzato le diverse sfaccettature del potere mafioso.

"Quando nel 2012 leggete di "pericolo di infiltrazioni mafiose leggete una baggianata, il pericolo è una realtà ormai da 20 anni". Giuseppe Gennari, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, con queste parole ha aperto il proprio intervento.

 "Vi racconto tre storie di mafia milanesi - ha proseguito, specificando che i racconti riguardano la mafia calabrese - due anni fa furono arrestati alcuni personaggi della famiglia Flachi, molto potente nel milanese. In quell'occasione fu sequestato anche il centro sportivo Iseo a Milano, gestito da un personaggio figlio di un politico legato alla mafia. Finalmente il  Comune riesce a riappropriarsi di questa struttura, in pieno centro a Milano, nel momento in cui si sta arrivando alla riassegnazione della gestione, il centro sportivo prende fuoco. Incendio doloso,  in centro a Milano, al mattino. E'andato tutto distrutto.

La seconda storia: viene svolta un'indagine sulla famiglia che fa capo a Onorato, personaggio conosciuto a Milano come mafioso da 50 anni, procedimento che coinvolge anche un esponente della mafia siciliana. In questo procedimento c'è un testimone, Giovanni di Muro, che non è proprio limpido. È lui a chiamare i carabinieri, i servizi, fa filmare le operazoni. Quando si apre il processo di primo grado Giovanni di Muro viene ucciso in zona San Siro. Colpito con diversi colpi di pistola al torace e poi finito con un colpo in bocca. Sappiamo chi ha commesso l'omicidio, non possiamo dire chi lo ha ordinato, ma di certo chi era in galera a causa della sua testimonianza non avrà pianto.

Veniamo all'ultima storia, riguarda il corriere TNT. Nell’area milanese il signore che guidava i furgoncini delle consegne era dipendente di una famiglia mafiosa. Come è possibile vi chiedete? TNT è una multinazionale con sede in Olanda. È la proprietaria dei centri i cui si raccolgono pacchi, ma la distribuzione viene fatta da società che hanno un contratto di appalto. TNT a Milano ha un po' di problemi, si rivolge a un’agenzia di investigazioni internazionale per capire, e si scopre che la situazione è esplosiva. A questo punto TNT si rivolge a un esperto italiano di investigazioni. si chiama Nardone ed è anche un ex colonnello dei carabinieri. Invece di denunciare la situazione Nardone si mette in contatto con un'altra famiglia calabrese, favorisce un accordo e la nascita di una nuova società che si prende in carico l'appalto. Da quel momento tutto va a gonfie vele, talmente bene che TNT propone a questa nuova società di gestire anche Napoli, ma a questo punto arriva il rifiuto. Lì c'è la camorra, che facciano con loro quello che hanno fatto a Milano con la 'ndrangheta. Delle 3 storie - ha proseguito Gennari - quella più grave è di certo l'ultima. Siamo infatti di fronte a un attore che è in grado di offrire un servizio più conveniente dello Stato e di un’impresa non mafiosa".

Gennari ha toccato anche il tema della convenienza economica: "Al nord l'essere omertosi è una scelta di convenienza, si fa un’analisi fra costi e benefici. Generalmente non si chiede il pizzo. I calabresi invece offrono un servizio, il lavoro viene fatto, a questo si aggiunge che garantiscono la tranquillità. E spesso l'impresa dice si, visto che non si sente tutelata dallo Stato. Non è facile spezzare questo meccanismo, lo Stato deve dimostrare di essere capace di fare le cose: 2 settimane fa è stata annullata in Cassazione una sentenza sulla famiglia Barbaro Papalia, aldilà del merito questi sono segnali preoccupanti, come è possibile che in 6 anni non si sia arrivati a una definizione della situazione. E poi c'è anche un problema di educazione civica: la convenienza individuale non può essere un danno per la collettività."

Gianluigi Nuzzi, giornalista e conduttore televisivo del programma “Gli intoccabili”, ha scoperto invece il nervo relativo al "taglio delle radici" che la mafia opera rispetto ai propri affiliati. "Non esiste più una famiglia di origine, una madre - ha spiegato - il boss diventa la madre, e l'affiliazione viene chiamata battesimo. Si comincia da ragazzini, e si finisce per rovinarsi la vita. Nessuno è immune da questi rischi, e invece al nord non se ne vuole parlare di queste cose, esistono le connivenze, la cosiddetta zona grigia. Invece noi persone per bene siamo la maggioranza, anche se loro controllano il 10% del nostro pil".

Il rapporto tra la chiesa e la mafia è stato al centro dell'intervento di Isaia Sales, scrittore e docente di storia della criminalità organizzata all'università Sant'Orsola Benincasa di Napoli: "Le mafie hanno quasi 200 anni e hanno avuto successo. Rispetto alla criminalità organizzata comune il loro modello è riproducibile. Le quattro regioni dove sono nate e sono maggiormente radicate sono quelle dove ci sono più credenti, e su questo non possiamo interrogare la Chiesa. Come è quindi possibile che la chiesa ne abbia cominciato a parlare solo nel 1982 ai funerali del generale Dalla Chiesa, con papa Giovanni Paolo II°. A che cosa si deve attribuire il silenzio della chiesa? E’ compatibile essere cattolico e ammazzare? Siuramente no, ma se voi lo chiedete a Provenzano, lui vi risponde assolutamente di si. Chi glielo ha fatto credere? È evidente che la chiesa meridionale è stata con quel potere, non ha combattuto la mafia. Ci sono stati grandi mali che la chiesa non ha combattuto. Possiamo quindi chiederci perché non ha scomunicato i mafiosi. Se l’avesse fatto la mafia non avrebbe avuto la forza che ha, la mafia vive perché ha consenso e relazioni. Altrimenti sarebbe solo criminalità organizzata. La chiesa non ha mai considerato le mafie un nemico ideologico. Avere un Dio che perdona gli assassini è una comodità infinita.

Riina è stato sposato in latitanza, così come i suoi figli sono stati tutti battezzati. Perché devono essere più importanti delle loro vittime? Perché loro hanno diritto a un perdono facile, il perdono prima deve passare dalla società. Noi non vinceremo se la Chiesa non ci aiuta a rompere il consenso".

 

 

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modificato: venerdý 18 maggio 2012