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Province, Masini: "Disegno accentratore e burocratico che guarda al passato"

La proposta: "Sì a una Provincia dell'Emilia con Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza"

"Noi proponiamo da anni una Provincia dell'Emilia che comprenda Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. E' quello che vorremmo, ma che non vediamo nel decreto licenziato dal Consiglio dei ministri che sopprime alcune Province e ne lascia altre. Si dovrebbe modificare questa decisione e consentire di definire una Provincia dell'Emilia che avrebbe circa 2 milioni di abitanti, imprese, Pil e capacità di competere con le altre Province europee più importanti e avere una Provincia della Romagna oltre alla città metropolitana di Bologna con oltre 1 milione di abitanti ciascuna". Così la presidente della Provincia di Reggio Emilia, Sonia Masini interviene all'indomani della definizione da parte del Governo dei requisiti che le Province dovranno avere per soppravvivere.

"Il disegno del Governo mi pare he lasci un'Italia molto frammentata - ha proseguito la presidente -. Sopprimendo la Provincia di Reggio Emilia è evidente che si può pensare ad una unificazione con la sola Modena, visto che Parma rimarrebbe e potrebbe unificarsi a sua volta con Piacenza. In questo modo si guarderebbe indietro, ai ducati. Invece si deve guardare avanti, all'Europa e al mondo intero. Per questo spero che ci sarà una modifica del provvedimento".

"La democrazia va difesa. Questo non lo si fa eliminando chi è eletto dei cittadini. Il punto è trovare la forma migliore per riformare l'Italia. Questo è un Paese che va riformato, che noi vogliamo cambiare. Non vogliamo affatto conservare la situazione esistente e neppure tornare al passato. Noi vogliamo guardare avanti con coraggio. E' quello che non trovo nelle riforme proposte. Ad esempio si sopprimerebbe una Provincia come quella di Reggio e si andrebbe a costituire, poniamo, una Provincia di Modena con circa 1 milione e 300 mila abitanti e si lascerebbero Regioni con 300 mila o 500 mila abitanti... Bisogna avere il coraggio di mettere in discussione le Regioni che sono la vera agenzia di spesa in questo Paese. Venti Regioni sono troppe".

"Quello in campo è un disegno accentratore e abbastanza burocratico che non migliorerà la vita dei cittadini - conclude la presidente -. Bisogna entrare nel merito delle cose, vedere come e in che cosa un ente spende, vedere quali sono le aggregazioni migliori, i servizi da unificare, le infrastratture da razionalizzare. Di questo bisogna parlare. Non solo per decreto, ma coinvolgendo gli amministratori locali e i cittadini".

 

 

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modificato: sabato 21 luglio 2012