La Provincia di Reggio Emilia ha sottoscritto nel 1998, unitamente alla Regione, al Comune di Reggio Emilia, alla Comunità Montana, ai Comuni capo distretto, alla Provincia di Modena ed ai rispettivi Comuni, una convenzione biennale con l'Università di Modena e Reggio Emilia per lo studio e monitoraggio della sismicità naturale del territorio delle due Province.
Lo scopo dell'attività di ricerca è stato quello di giungere alla redazione di una zonazione sismica sintetica tramite il monitoraggio della risposta sismica locale in modo da pervenire ad un quadro sufficientemente dettagliato delle pericolosità e della sucettibilità sismica sul territorio reggiano.
Pur nella consapevolezza che i metodi scientifici attuali non sono ancora in grado di fornire elementi certi per la predisposizione temporale di eventi sismici, l'analisi del rischio sismico nelle sue diverse componenti è un elemento fondamentale, ai fini di Protezione Civile, per la redazione del Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione.
Tale studio ha permesso di monitorare, tramite l'utilizzo di stazioni sismografiche dislocate sul territorio, i piccoli eventi sismici altrimenti non studiati, perché non di rilevanza nazionale.
Sempre in quest'ambito è stata studiata anche la composizione delle falde sotterranee e la presenza di faglie di rottura.
Il rischio sismico, com'è noto, dipende da tre tipi di variabili:
- pericolosità sismica riferita alla tipologia di terremoti, ricorrenza ed energia;
- suscettibilità sismica legata a fattori locali geologici, morfologici, idrogeologici ecc... che possono amplificare o attenuare le oscillazioni sismiche (effetti di sito);
- vulnerabilità territoriale, che dipende dalle tipologie costruttive e dalle caratteristiche urbanistiche.
La metodologia di analisi utilizzata è basata sullo studio dei dati di sismicità storica e strumentale inquadrate nel contesto geodinamico e in relazione alle caratteristiche litotecniche delle aree analizzate. L'obiettivo di questo studio è stato quello di stimare il potenziale sismico associabile ad una determinata struttura tettonica sulla base di dati di sismicità storica (frequenza, durata ed intensità delle scosse, estensione aree epicentrali e di risentimento, distribuzione areale degli epicentri e delle intensità, direzioni preferenziali di propagazione delle onde sismiche) confrontati con il potenziale tettonico.
Inoltre, sono state analizzati i collegamenti tra le caratteristiche di scuotimento dei terreni e le possibilità di attivazione o accelerazione dei fenomeni di instabilità sui pendii e superfici instabili o potenzialmente instabili, nonché le risposte locali alle sollecitazioni sismiche per le aree di pianura.
L'approccio metodologico macrosismico neotettonico sopra delineato, pur richiedendo l'introduzione di giudizi soggettivi, ha portato ad una valutazione del terremoto associabile alle strutture tettoniche che considera, oltre i dati di neotettonica, la massima intensità in tempi storici, della distribuzione degli epicentri dei terremoti in relazione alle intensità, all'estensione, all'orientamento delle strutture tettoniche, all'estensione ed orientamento delle aree epicentrali e di risentimento.
Di fondamentale importanza per il progetto sono stati i cataloghi dei terremoti già prodotti (Progetto finalizzato Geodinamica (PFG) del C.N.R.-Postpischl cL Catalogo dei" forti terremoti italiani dell'anno 1000 al 1980 e atlas of isoseismal maps of italian earthquakes, Edizioni 1985; Gruppo nazionale per la Difesa dei Terremoti (GNDT) del C.N.R.Cantassi R. e Stucchi M. N.T.4.1 un catalogo parametrico di terremoti di area italiana al di sopra della soglia del danno, Edizione 1997; Istituto Nazionale di Geofisica(ING)/SGA storia geofisica ambiente- Boschi E. et al. cm Volume 1 edizione 1995 e Volume 2 edizione 1997.), il modello proposto da Scandone et aIii (1992) e la nuova versione di tale modello (aprile 1996) in cui viene effettuata un'analisi delle zone sismogenetiche, nonchè una zonazione sismogenetica (Z84) in cui viene istituita una stretta relazione mediante il parametro "Sz" che associa ciascun evento a una zona sismogenetica.
Gli elaborati prodotti durante lo studio sono:
- Carta geologico-strutturale
- Inventario delle faglie quaternarie
- Modello strutturale
- Carta Litotecnica
- Carta delle aree suscettibili di amplificazione sismica e di instabilità da terremoto