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7 luglio, Manghi: “Dai ragazzi con le magliette a strisce ai giovani con le magliette colorate”

Il presidente della Provincia: á“Le piazze della democrazia e dell’entusiasmo dei Giochi del Tricolore sono le piazze che per cui si sono sacrificati i martiri di un 7 luglio non ácontendibile”

“Tra ieri e oggi il centro di Reggio Emilia è invaso da tanti giovani con le magliette colorate, giunti qui da tutto il mondo per i Giochi internazionali del Tricolore, che danno sfogo al loro entusiasmo, al loro modo di essere, alla libertà: queste piazze colorate sono le piazze che avrebbero voluto i martiri del 7 luglio, piazze libere per tutti, piazze della democrazia e dell’entusiasmo”.

E’ uno dei passaggi dell’intervento di questa mattina del presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi in occasione del 58esimo anniversario dei Martiri del 7  luglio,  “un crocevia della storia contemporanea del nostro Paese, che a 15 anni dalla Liberazione si trovò ad affrontare un evidente rigurgito neofascista teso a riportare indietro le lancette del tempo e, soprattutto, la sostanza del nostro vivere insieme”. Parlando al termine della deposizione di una corona al cippo dedicato ai Martiri del 7 luglio e di una rosa rossa, insieme al fratello Silvano, davanti alla Pietra d’inciampo posta nel punto della piazza in cui venne colpito Ovidio Franchi, il presidente Manghi ha innanzitutto portato “un saluto non rituale” ai famigliari di Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli. “Non solo per un dovere istituzionale da parte di  chi rappresenta pro tempore un ente che deve stare nei luoghi giusti nei momenti giusti – ha detto - ma anche per un convinto desiderio di esprimere vicinanza a chi ha così tanto sofferto, perché prima di tutto il 7 luglio 1960 è privazione degli affetti più cari, e questo deve generare la prossimità nei confronti dei parenti dei cinque martiri, di cui cogliamo ogni anno l’emozione dai loro volti e dai loro sguardi”.

Poi due riferimenti all’attualità. Il primo, appunto, agli imminenti Giochi del Tricolore, con un “collegamento intimo tra passato e presente, tra quanto vivremo straordinariamente questa sera e i valori per cui qui persero la vita Lauro, Ovidio, Emilio, Marino e Afro”, il secondo per “ribadire l’unicità, e la non contendibilità che ne consegue, del 7 luglio”, in riferimento “alle provocazioni di allora, ma anche dei giorni scorsi”. “Compito nostro è quello di ricercare equilibrio e concordia nell’amministrazione delle comunità, ma prima ancora abbiamo il dovere di affermare i principi ineludibili del vivere insieme e di dire la verità, che non va mutata –ha detto il presidente Manghi - E la verità è che il 7 luglio, a Reggio Emilia, è il ricordo di Lauro, Ovidio, Emilio, Marino e Afro: nient’altro! Tutto il resto si pone fuori da una retta ricostruzione della storia e dal dovere morale che ci deve accompagnare sempre, a maggior ragione a 70 anni da una Costituzione che definisce la Repubblica italiana una Repubblica democratica”.

“I martiri del 7 luglio ci passano un testimone di lotta culturale, antifascista, che ci deve vedere militanti, a partire dalle istituzioni, nel riaffermare i valori di libertà e democrazia alla base della nostra Costituzione che devono rimanere un pilastro inderogabile del nostro vivere insieme e ci fanno dire ancora una volta, in modo non rituale, viva i martiri del 7 luglio, viva Reggio Emilia, viva la libertà!”, ha concluso il presidente della Provincia.

 

 

 

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modificato: sabato 7 luglio 2018