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Le Consigliere di parità: senza risorse non possiamo lavorare

Da Reggio Emilia un appello ai parlamentari perché venga ripristinato il Fondo nazionale  

Il ripristino del fondo nazionale per l’attività delle consigliere di parità che, previsto dal Decreto legislativo 198/2006 è stato soppresso dal Decreto legislativo 151/2015, così da ridare dignità e, soprattutto, efficacia al ruolo che in tutta Italia questi organismi sono chiamati a svolgere. E’ l’impegno, da concretizzare attraverso la presentazione di un emendamento o una proposta di legge, che un gruppo di consigliere di parità sta richiedendo ai parlamentari “affinché possa essere affrontata e risolta una situazione ormai divenuta insostenibile”.

L’iniziativa è partita proprio dalle consigliere di parità della Provincia di Reggio Emilia, Maria Mondelli e Francesca Bonomo, che hanno già programmato incontri con tutti i parlamentari reggiani per sensibilizzarli sull’argomento. Il primo si è tenuto questa mattina a Palazzo Allende con la vice presidente della Camera, onorevole Maria Edera Spadoni, alla quale le consigliere di parità reggiane Mondelli e Bonomo hanno consegnato l’appello sottoscritto anche dalle consigliere delle Province di Rimini, Parma e Lodi (presenti all’incontro), nonché di Forlì, Lecco, Campobasso, Catanzaro e Trento e delle Regioni Emilia-Romagna e Liguria.

Nel documento consegnato ai parlamentari si ricorda come “le consigliere di parità svolgano funzioni di promozione e di controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e di non discriminazione tra donne e uomini nel lavoro e che, nell’esercizio delle funzioni loro attribuite, sono pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria e sono legittimati ad agire dinanzi al Tar nei confronti delle Giunte locali costituite con la sola presenza maschile nonché a costituirsi parte civile nei casi di molestie sessuali in ambito lavorativo”.

Attraverso il Decreto legislativo 151/2015 le risorse stanziate nel Fondo per  l’attività dei consiglieri di parità, che prima erano ripartite tra tutti secondo un criterio territoriale ancorato a  parametri oggettivi e misurabili, “sono state destinate a finanziarie le spese relative alle attività della sola Consigliera nazionale di parità, mentre per tutte le altre si è lasciata la discrezionalità degli Enti territoriali ai quali afferiscono”. Inoltre, il compenso mensile per le consigliere provinciali è stato fissato in 68 euro lordi mensili.  “Questa assoluta carenza di risorse viola l’indipendenza del nostro Ufficio impedendo, di fatto l’effettivo esercizio della nostra funzione, ancora più delicata considerando che, come evidenziato dal recente rapporto Istat, i ricatti sessuali per ottenere un lavoro, per mantenerlo o per ottenere progressione nella carriera hanno interessato, nel corso della loro vita, 1 milione e 100 mila donne”, concludono le consigliere.

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modificato: sabato 19 gennaio 2019