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All'Angelo del Burundi il Premio Matilde 2010

E' Marguerite Barankitse la vincitrice del prestigioso riconoscimento istituito dalla Provincia di Reggio Emilia. Menzioni speciali per la nigeriana Isoke Aikpitanyi e l'eritrea Elisa KidanÚ
Isoke Aikpitanyi, la presidente Sonia Masini e Marguerite Barankitse
Isoke Aikpitanyi, la presidente Sonia Masini e Marguerite Barankitse

E' Marguerite Barankitse, Madame Maggy come la chiamano le migliaia  di bambini di Burundi sconvolto dalla guerra civile che ha aiutato, la vincitrice del Premio Matilde 2010. Il prestigioso riconoscimento istituito dalla Provincia di Reggio Emilia - con il quale quest'anno la giuria, come noto, ha inteso premiare il grande lavoro che milioni di donne africane stanno oggi affrontando in diversi ambiti, facendosi carico di compiti nevralgici per il progresso civile di un continente martoriato da criticità ed emergenze che vanno dagli scontri tribali alle emergenze sanitarie, dalla mancanza di infrastrutture al deficit di istruzione - è dunque andato all'"Angelo del Burundi” che, fin dai primi anni Novanta, ha iniziato a prendersi cura dei bambini scampati ai massacri. "Da allora - ha spiegato questa mattina la presidente della Provincia di Reggio Emilia, Sonia Masini - Marguerite Barankitse è divenuta simbolo della pace e della riconciliazione nel suo Paese ed in Africa ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Nobel dei Bambini. Il suo lavoro continua con le attività della Maison Shalom, rifugio per bambini orfani ed ex combattenti, e con numerosi progetti rivolti alle giovani generazioni del Burundi post–conflitto". E continuerà anche grazie al Premio Matilde ed alla Provincia di Reggio Emilia: alla vincitrice - oltre alla medaglia del Presidente della Repubblica ed al collier realizzato dalla designer di gioielli reggiana Laura Nocco - la Provincia ha infatti assegnato anche un contributo economico di 3.000 euro ed altri fondi a favore dei progetti umanitari promossi dal Premio Matilde 2010 saranno raccolti questa sera nel corso della cena che si terrà nella Corte degli Ulivi al termine della cerimonia.

La giuria - composta, oltre che dalla presidente Masini, dalla presidente di Confindustria Emilia Romagna Anna Maria Artoni, dal consigliere delegato della Fondazione "Rita Levi Montalcini" Giuseppina Tripodi, dal regista teatrale Gianfranco De Bosio e dai medievisti  Chiara Frugoni e Paolo Golinelli - ha inoltre assegnato due menzioni speciali ad Isoke Aikpitanyi - nigeriana che vive ad Aosta e lavora per aiutare le ragazze vittime della tratta della schiavitù e della prostituzione, dalla quale lei stessa è riuscita a liberarsi -  e ad Elisa Kidané, eritrea per nascita, comboniana per vocazione, cittadina del mondo per scelta, giornalista, autrice di saggi e poetessa, da sempre in prima linea per rivendicare il grande ruolo delle donne africane per il futuro del continente. A entrambe andrà una stola ricamata dalle donne del Consorzio Ars Canusina.

La cerimonia di premiazione si terrà oggi pomeriggio, a partire dalle 17.30, al castello di Bianello, nel quale Matilde di Canossa venne incoronata da Enrico V, nel 1111, vice Regina d’Italia.  Condotta dalla giornalista Liviana Iotti, sarà accompagnata dalle musiche medievali e rinascimentali del liuto di Francesca Torelli e dalla lettura, da parte dell’attrice Roberta Biagiarelli, dei testi selezionati per il concorso di nuove drammaturgie “Matilde di Canossa – medioevo contemporaneo” ideato dalla Corte Ospitale di Rubiera, dalla Provincia di Reggio Emilia e dalla casa editrice Minimun Fax e che vedeva Giorgio Albertazzi come presidente della giuria internazionale.

Destinando il Premio Matilde ad una donna africana, la giuria e la Provincia di Reggio hanno anche inteso aderire alla campagna per conferire alle donne africane il Premio Nobel per la Pace 2011 promossa da Cipsi (un coordinamento di 48 associazioni di solidarietà internazionale), da ChiAma l’Africa (nata nel 2008 in Senegal, a Dakar, durante il seminario internazionale per un Nuovo patto di solidarietà tra Europa e Africa) e da parlamentari, amministratori e personalità di diversi schieramenti politici. Lo stesso fondatore e coordinatore di "Chiama l'Africa", Eugenio Melandri, ha preso parte questa mattina - in rappresentanza della campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) - alla conferenza-stampa nel corso della quale sono stati anticipati i nomi delle vincitrici del Premio Matilde 2010 e delle due menzioni speciali. Con lui anche i membri della giuria ed il vicesindaco Alberto Olmi e l'assessore al Turismo Giacomo Bertani del Comune di Quattro Castella, che ha sostenuto il Premio Matilde insieme a Fondazione Manodori, Camera di Commercio, Coopsette, Ecologia Soluzione Ambiente, Union Brokers, Binini, Coop Consumatori Nordest, Tecnograf, Check Up, Studio Alfa, Cantina di Puianello ed Hotel Posta.

Sempre nell'ambito del Premio Matilde per domani, sabato 11 settembre al Centro internazionale "Malaguzzi" (ore 9.30), la Provincia ha promosso - in collaborazione con Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, Reggio Children e Istituzione Scuole e Nidi d'infanzia del Comune di Reggio - la presentazione del progetto di Amref (African Medical and Research Foundation) "Malkia-Regine", un percorso artistico e formativo al femminile che rappresenta anche un'occasione di espressione e di riscatto, attraverso il teatro, per un gruppo di giovani donne africane. Nella mattina di sabato 11, sempre al Centro Malaguzzi, verrà inoltre inaugurata la mostra della fotografa reggiana Elisa Pellacani "Lasciate al deserto", con gli scatti realizzati nei campi delle donne e dei bimbi sahrawi, che potrà essere visitata fino al 25 settembre.

Chi è Marguerite Barankitse

Burundese, 53 anni, Marguerite (Maggy) Barankitse è stata educata in Burundi e in Europa. In Africa è stata insegnante presso il vescovado di Ruiygi in Burundi. La sua vita è cambiata una mattina di ottobre del 1993, quando, a Ruyigi, nel Burundi precipitato nella guerra civile e sconvolto dall'odio tra etnie, settantadue persone sono state massacrate sotto i suoi occhi. Maggy ha visto e udito tutto. Ha udito le grida, ha sentito il crepitio delle fiamme. E poi, come in un miracolo, ha visto la sua figlioccia, Chloe, rifugiarsi tra le sue braccia, sopravvissuta all'inferno. E’ stato un segno, un barlume di speranza: "in quel momento - dice Maggy Barankitse - ho capito che l'odio non poteva vincere". Ha iniziato quel giorno, prendendo con sé i venticinque bambini scampati a quell'orrore. In un mese erano già più di duecento. Piccoli traumatizzati, feriti, violentati, sofferenti di gravi forme di insonnia, ossessionati dalle immagini di vicini diventati improvvisamente carnefici.

Incurante delle minacce alla sua stessa vita, Maggy ha scelto di vivere con loro, con i bambini, di ogni gruppo etnico e nazionalità. Testimone delle stragi, a causa del suo impegno, Maggy Barankitse è stata più volte minacciata di morte. Nonostante ciò, ha promosso nel suo paese la pace e la riconciliazione, fondando la Maison Shalom. La sua attività è stata un seme di speranza e un esempio per tanti. Grazie a lei, molte altre case di accoglienza sono nate in tutto il Burundi per assistere gli orfani, tra i quali anche gli orfani dell’AIDS. Oggi sono oltre 10.000 i bambini salvati da Maggy.

Per il suo impegno umanitario ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali tra cui: il Premio Nobel dei bambini (Stoccolma, 1993); la Laurea in Legge honoris causa presso l’Università di Lovanio (Belgio, 2004); il premio Nansen per i rifugiati (2005).

Una sua bibliografia è stata recentemente scritta da una giornalista francese: Christel Martin. Il libro è stato pubblicato con il titolo La haine n’aura pas le dernier mot (cioè L’odio non avrà l’ultima parola). In Italia il libro è stato tradotto e pubblicato con il titolo Madre di diecimila figli.

 

Le donne africane

La proposta di conferire il Premio Nobel per la Pace 2001 alle donne africane nasce a partire dalla constatazione del ruolo crescente che esse hanno acquisito nella vita quotidiana dell’Africa. Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell’attività politica e sociale. Sono le donne in Africa che reggono l’economia familiare nello svolgimento di quell’attività, soprattutto di economia informale, che permette ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza. Le donne da decenni sono protagoniste nel microcredito che ha permesso la nascita di migliaia di piccole imprese. Le donne africane sono capaci nell’organizzazione della gestione dell’economia: esistono in Africa migliaia di cooperative che mettono insieme donne impegnate nell’agricoltura, nel commercio, nella formazione, nella lavorazione di prodotti agricoli. Le donne africane stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella definizione e nella ricerca di forme autoctone di sviluppo economico e sociale, attraverso l’organizzazione capillare delle attività economiche e sociali nei villaggi. Le donne in Africa stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella difesa della salute, soprattutto contro il morbo dell’HIV e della malaria. Sono loro che svolgono spesso formazione sanitaria nei villaggi. Sono i gruppi organizzati di donne che si stanno impegnando contro pratiche tradizionali dell’infibulazione e della mutilazione genitale. Sono le donne africane, infine, che riescono a organizzarsi per lottare per la pace e a mantenere la vita anche nelle situazioni più tragiche, in un impegno politico spesso capillare e non riconosciuto. Molto spesso con il rischio di subire violenza e sopraffazione.

L’Africa oggi può sperare nel proprio futuro soprattutto a partire dalle donne comuni, quelle che vivono nei villaggi o nelle grandi città, in situazioni spesso di emergenza, e di cui le donne che sono emerse, sia nella politica, sia nella cultura, sia nell’attività imprenditoriale, non sono che un’espressione visibile (fonte: http://www.noppaw.org)

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modificato: venerdý 10 settembre 2010