Vai all'homepage | Vai alla pagina della mappa del sito | Vai alla pagina del motore di ricerca interna al sito | Vai all'inizio della pagina

Vai all'inizio della pagina
Ti trovi in:Home ╗ ente ╗ Comunicati Stampa » Comunicati di Giunta

Noicontrolemafie, nella Sala del Consiglio la parola ai giovani

Ieri tavola rotonda delle associazioni giovanili e studensche insiema a Maino Marchi della commissione parlamentare Antimafia e ai rappresentanti delle istituzioni
I giovani di Cortocircuito ospiti nella Sala del Consiglio Provinciale
I giovani di Cortocircuito ospiti nella Sala del Consiglio Provinciale

“Senza ombra di dubbio la mafia a Reggio è presente. E credo che in questa escalation di infiltrazioni vi sia una responsabilità diffusa e che la crisi rischi di aggravare sempre di più la situazione”. Con queste parole Maino Marchi, parlamentare reggiano e membro della Commisione antimafia, ha aperto la tavola rotonda organizzata dalle associazioni giovanili e studentesche di Reggio Emilia, tenutasi ieri pomeriggio nella Sala del Consiglio provinciale. L'iniziativa, sempre nell'ambito della Festa della legalità promossa dalla Provincia in collaborazione con il Consorzio Romero, ha visto la partecipazione anche dell'assessore all'Istruzione della Provincia Ilenia Malavasi, dell'esperto di criminalità organizzata Antonio Nicaso, della consigliera regionale Roberta Mori e del presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia Enrico Bini. Il dibattito è stato coordinato da Elia Minari del giornalino studentesco Cortocircuito.
Molti i quesiti che i giovani presenti hanno posto ai rappresentanti delle istituzioni, in particolare hanno chiesto cosa queste fanno concretamente per contrastare il fenomeno mafioso: “Penso che ad esempio la Prefettura di Reggio Emilia abbia agito con ogni strumento a propria disposizione, a partire dalle interdittive. Sono importanti poi i protocolli che vengono siglati, soprattutto perché ogni istituzione dispone di una parte di informazioni e queste devono essere condivise. Solo in questo modo è possibile accorgersi di movimenti sospetti, dalle proprietà delle imprese fino agli appalti, e agire di conseguenza in maniera efficace”. Nel corso del dialogo, parlando in particolare di occupazione, sono poi emerse le preoccupazioni dei giovani e il rischio che si finisca per accettare l'illegalità, pur di portare a casa qualche soldo: “Sono leggende metropolitane che la mafia porti ricchezza e lavoro ai giovani” ha sottolineato Antonio Nicaso, ricordando come invece si tratti di “sfruttamento della manodopera a basso costo e senza alcuna condizione di sicurezza per la salute dei lavoratori”.

Infine, i rappresentanti di Cortocircuito e di Giovani a Reggio Emilia contro le mafie hanno colto l'occasione per presentare le proprie "azioni antimafia”, comportamenti che ciascuno nel suo piccolo puà mettere in pratica per una società più sana, che non lasci spazio all'illegalità:     
1) Informarsi.  E' fondamentale informarsi ed informare, se non si conosce un fenomeno non si è capaci di fronteggiarlo e di combatterlo adeguatamente.
Si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo o a “fenomeni elettrici”.
Per questo è fondamentale, oltre al informarsi di più (leggendo di più e con più attenzione), informarsi da più fonti, solo in questo modo è possibile avere un’idea la più veritiera possibile. Informandovi da più fonti riuscirete ad essere giornalisti di voi stessi!
Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale come oro colato, ma non prendere come verità assoluta neanche un video di “youtube”. Essere quindi curiosi, ma anche dubbiosi.
2) Consumare in modo critico. E’ possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. E’ un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate, questa è una sconfitta per lo Stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”.
Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”, anche al nord! A Milano, per la Direzione Distrettuale Antimafia, oltre cinquemila commercianti pagherebbero il pizzo. Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa.
E’ importante ricordare che ci vuole qualche cautela in più nel caso di ristoranti, pizzerie, imprese e negozi sorti improvvisamente con evidente impegno di consistenti capitali. Non sono pochi i casi in cui, anche sul nostro territorio, ci si è scontrati con luoghi coinvolti in azioni di riciclaggio di denari delle mafie.
Infine, anche se può sembrare scontato, bisogna sempre farsi fare lo scontrino, perché diversi commercianti cercano di evitare di farlo.
3) Partecipare al voto. Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario. E’ importante cercare di scegliere i candidati “più puliti”, perché le mafie non sono ne’ di destra ne’ di sinistra, spesso puntano sul cavallo vincente. Indicare la preferenza è fondamentale, perché meno elettori usano il proprio voto di preferenza più facile sarà per 100 o 150 elettori vicini ad un’organizzazione mafiosa fare entrare in consiglio comunale il proprio candidato.
4) Non accettare scorciatoie. Per combattere le mafie, bisognerebbe imparare a dire no alle tante scorciatoie che la vita offre ogni giorno, ai favori, alle raccomandazioni, e preferire “al puzzo del compromesso morale, il fresco profumo della libertà”, come auspicava il giudice Paolo Borsellino.
5) Denunciare-partecipare. L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore per la democrazia. Noi crediamo che ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Perché come dice il secondo paragrafo dell’articolo 4 della nostra bella Costituzione “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi l’articolo 4 ci dice che l’indifferenza è incostituzionale!
6) Domandarsi da dove vengono i soldi. Inoltre chi lavora in istituti di credito, chi è notaio, chi è proprietario di immobili, aziende, imprese, ecc… può fare di più: Ci siamo spesso chiesti come si comportano questi cittadini quando si accorgono che il denaro che trattano potrebbe essere frutto di reati di mafia. Vogliamo credere che sceglierebbero di perdere un cliente, un’occasione di lavoro, di vedere sfumare un affare, con la soddisfazione di aver dato un contributo al prevalere della società degli onesti su quella dei criminali. E’ sufficiente che siano indifferenti alla provenienza dei soldi perché il risultato sia esattamente l’opposto.   
A firma di: Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo, Federico Marcenaro, Marco Pisi, Riccardo Pelli, Andrea Franzoni, Alberto Masssari, Francesca Montanari, Matteo Davoli, Francesco Chiriatti, Pietro Montorsi e Francesco Giglioli

ProprietÓ dell'articolo
modificato: sabato 19 maggio 2012