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Badanti: regolarizzazioni, formazione e inclusione sociale

Ieri in un convegno gli esiti del progetto“Insieme nella cura”, realizzato dalla Provincia insieme all’Ausl di Reggio, alla cooperativa 'Anziani e non solo' e all’associazione Nondasola. La presidente Masini: “Serve un albo in tempi rapidi”
La presidente Masini e i relatori del convegno
La presidente Masini e i relatori del convegno

Vengono principalmente dai Paesi dell'Europa dell'est e svolgono un lavoro fondamentale a sostegno delle famiglie con anziani, soprattutto se non autosufficienti: sono le “badanti”, che nella provincia di Reggio Emilia si conta siano 5.680, parlando di quelle regolarmente assunte. Una professione che si è consolidata nel tempo e sul campo e su cui ora più che mai è necessario ragionare in termini di legalità, regolarità ,di riconoscimento dei diritti, di qualifiche certe, ma anche di inclusione sociale. A partire in particolare da queste ultime considerazioni la Provincia di Reggio Emilia ha dato vita al progetto “Insieme nella cura”, realizzato in collaborazione all’Ausl di Reggio Emilia, alla cooperativa 'Anziani e non solo' e all’associazione Nondasola, i cui esiti sono stati illustrati ieri nel corso di un convegno all'hotel Classic. Sulla scia del progetto Diade realizzato nel 2009 e incentrato sull'analisi delle relazioni all'interno delle famiglie che si avvalgono di queste figure professionali, il progetto “Insieme nella cura” ha avuto l'obiettivo di indicare le strategie per migliorare i servizi rivolti a donne migranti che svolgono lavoro di cura e di conseguenza migliorare le prestazioni professionali e la qualità dell'assistenza alle famiglie in questo ambito.
A questo proposito la presidente della Provincia Sonia Masini è intervenuta affermando che "la costituzione di un albo provinciale delle badanti è fondamentale perché queste persone vengano qualificate e le famiglie non siano lasciate sole di fronte a situazioni difficili". Con queste parole la presidente Masini ha così rilanciato la proposta di creare, in tempi rapidi, un albo per le assistenti familiari. "La ricerca di persone che assistano i malati, spesso anziani, non può essere lasciata al criterio della casualità – ha continuato la presidente della Provincia - E' un problema che riguarda tante famiglie reggiane che, talvolta, si ritrovano in casa una persona sconosciuta la quale, seppur munita di tanta buona volontà,  non possiede la professionalità necessaria per far fronte a situazioni così delicate oppure non conosce a dovere la nostra lingua. Ecco perché è importante puntare sulla qualità del servizio e sulla formazione professionale, tenendo conto delle attitudini di ciascuno, per tutelare lavoratrice e assistiti", ha fatto notare la presidente.
 
"Dobbiamo offrire qualità - ha insistito la presidente -  e il pubblico non deve rinunciare ad esserci. Deve assicurare il controllo della qualità delle prestazioni, la formazione del personale e una forma di assistenza che aiuti le famiglie ad affrontare patologie che debilitano le persone sotto tutti i punti di vista. Abbiamo fatto molto, ma dobbiamo fare ancora di più".
La presidente Masini ha poi insistito sulla necessità di investire sulla prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie invalidanti: "Ci deve essere una conoscenza più diffusa di certe patologie, specie di quelle neurologiche. La nostra è una società che invecchia, ma anche interessata da malattie che si manifestano in età precoce e producono inabilità. Bisogna quindi puntare sulla prevenzione e la diagnosi precoce delle demenze", ha concluso la presidente.


Le priorità: regolarità, qualificazione del lavoro di cura e inclusione sociale
Ad aprire i lavori nella mattinata è stata Ilenia Malavasi, assessore all'Istruzione e Formazione professionale della Provincia: “Il progetto presentato si è classificato secondo a livello nazionale, ottenendo così un finanziamento dal Fondo europeo per l'integrazione di 128 mila euro, risorse che sono servite ad affrontare insieme alle istituzioni del territorio e soprattutto agli operatori dei servizi alcuni nodi cruciali. Infatti intorno al fenomeno delle badanti e del lavoro di cura, ruotano questioni di diritti e doveri delle famiglie da un lato e delle lavoratrici dall'altro. Si tratta di legami che necessitano di essere strutturati in modo adeguato, con il pubblico che possa svolgere un ruolo di coordinamento a garanzia della qualità dei servizi e della qualità della vita delle persone. Lavoro regolare, qualificazione del lavoro di cura attraverso un'adeguata formazione e inclusione sociale sono le priorità individuate attraverso questo progetto, che rappresenta così un nuovo punto di partenza per i diversi soggetti coinvolti”. E' poi intervenuto Fausto Nicolini, direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia: “Si tratta di un fenomeno che si è sviluppato in modo autonomo e che ora è necessario riportare nell'ambito servizi socio-sanitari integrati. Il valore aggiunto di questo progetto sta nell'aver unito diversi saperi e competenze, ragionando insieme su un fenomeno che è nuovo per tutti”.
Il “progetto Insieme nella cura” ha previsto lo svolgimento di 26 interviste qualitative a presidenti delle Unioni dei Comuni, organizzazioni sindacali, direttori dei Distretti sanitari, responsabili degli Uffici di piano e membri dell’ufficio di presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria della Provincia di Reggio Emilia, la raccolta di 10 buone pratiche; azioni di formazione e focus group con la partecipazioni di 58 operatori di servizi sociali e sociosanitari e di sportelli assistenti-familiari del territorio provinciale; lavori di gruppo con i componenti dell’ufficio di supporto. Ciò che è emerso è il forte intreccio tra tematiche migratorie ed invecchiamento della popolazione, inclusione sociale e lavorativa delle assistenti familiari ed integrazione con i servizi territoriali a supporto della domiciliarità. A questo proposito Loredana Ligabue, direttrice della cooperativa 'Anziani e non solo', il soggetto che ha seguito il progetto dal punto di vista tecnico, ha sottolineato come “porsi l'obiettivo di migliorare i servizi rivolti a queste figure professionali, significhi allo stesso tempo garantire la qualità del lavoro di cura domiciliare stesso”.
La mattina ha visto inoltre il contributo di studiosi esperti della materia, come Giovanni Lamura dell’Inrca (Istituto nazionale riposo e cura anziani), la sociologa Ebe Quintavalla e Lea Battistoni, esperta di politiche attive del lavoro.

Lavoro di cura, una Carta Etica frutto del lavoro dei focus-group
La sessione pomeridiana del convegno si è aperta con l'intervento di Marco Fantini, assessore alla Sicurezza sociale della Provincia: “Il ruolo delle badanti e il fenomeno relativo si sono consolidati come parte integrante della vita di tante famiglie e necessitano di essere affrontati con visioni non parziali o basate unicamente sulle esperienze individuali. L'approccio deve essere articolato, trattandosi di un fenomeno complesso, a partire dall'individuazione di modalità adatte per formalizzare i percorsi professionali del lavoro di cura”.
A sintetizzare il lavoro svolto durante gli incontri di formazione degli operatori, che avevano come obiettivo la definizione di priorità di intervento, arrivando a delineare una vera e propria Carta Etica, è stato Federico Boccaletti, presidente della cooperativa Anziani e non solo: “La Carte Etica individua alcuni principi che a detta degli operatori sono fondamentali. In sintesi emerge una convergenza sull'individuazione della formazione come elemento centrale di qualificazione di una potenziale politica di governance del fenomeno. Ma non solo, si è evidenziata la necessità di un contratto di lavoro che tenga in considerazione le peculiarità dei soggetti coinvolti, oltre che delle relazioni che nascono da questo rapporto di lavoro. Altrettanto importante è mettere in campo azioni di inclusione sociale che tengano conto della provenienza di queste donne e che valorizzino la diversità culturale”.
E' seguito un momento di confronto, moderato dalla giornalista Liviana Iotti, nel corso del quale sono intervenuti Marzia Dall’Aglio, segretaria Spi-Cgil; Matteo Sassi, assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Emilia; Loris Cavalletti, Fnp-Cisl di Reggio Emilia e Sandro Venturelli, presidente Unione Val d’Enza.
A chiudere il convegno è stato infine l'intervento di Teresa Marzocchi, assessore alla Promozione delle Politiche sociali della Regione Emilia Romagna, che ha espresso apprezzamento per il progetto ed ha sollecitato la Provincia a proseguire il percorso intrapreso.

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modificato: giovedý 28 giugno 2012