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''Il paesaggio tradito'' al Castello di Arceto

Prosegue l'apertura al pubblico della mostra fotografica "Il paesaggio
tradito" organizzata dalla Provincia di Reggio Emilia, in collaborazione
con la Galleria San Fedele di Milano, nell'ambito della "Biennale del
Paesaggio".
Dopo essere stata ospitata negli spazi espositivi di Palazzo Casotti, in
centro a Reggio Emilia, la mostra, grazie alla collaborazione del Comune
di Scandiano, sarà visitabile al Castello di Arceto dal 23 aprile al 18
giugno (apertura sabato, domenica e festivi, dalle 10 alle 13 e dalle 15
alle 19). L'inaugurazione avrà luogo domenica 23 aprile alle ore 17 presso
il Castello di Arceto.

Come sta cambiando il paesaggio italiano? Dopo decenni di scarsa
attenzione rispetto ai problemi ambientali che hanno favorito l’abusivismo
edilizio e un indiscriminato sfruttamento del territorio con gravi
conseguenze dal punto di vista ecologico e ambientale, stiamo assistendo a
un’inversione di tendenza oppure il paesaggio continua a essere minacciato
da nuovi interventi irrispettosi della storia e delle specificità del
territorio?
Partendo dal presupposto che la qualità del paesaggio sia un bene da
difendere non solo da un punto di vista estetico, ma anche e soprattutto
etico, nove autori italiani particolarmente attenti alle problematiche del
territorio (Andrea Abati, Matteo Balduzzi, Nunzio Battaglia, William
Guerrieri, Alberto Muciaccia, Claudio Sabatino, Alessandro Vicario, Marco
Zanta, Edoardo Winspeare) sono stati invitati a realizzare una ricerca
fotografica prendendo in esame un caso emblematico in alcune regioni
(Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania,
Puglia, Sicilia).

Diversamente da molti progetti che si limitano ad affrontare in modo
generico e libero il tema del territorio, questa mostra - attraverso la
presa in esame di alcuni campioni significativi, in alcuni casi suggeriti
da Lega Ambiente - presenta una serie di ricerche fotografiche con l’
intento di documentare alcune problematiche evoluzioni in atto nel
paesaggio italiano contemporaneo: dall’eccessiva cementificazione delle
coste alle “grandi opere” progettate senza considerare l’impatto sul
territorio, dalla presenza sempre più pervasiva di case e capannoni (come
accade nel Nord-Est) all’abbandono massiccio delle vecchie cascine di
campagna nella Pianura padana.

Così, Andrea Abati, per raccontare come i lavori per l’alta velocità
abbiano creato nel Mugello (Toscana) gravi problemi idrici, ha realizzato
una documentazione in cui s’intrecciano immagini e testimonianze degli
abitanti della zona. Nunzio Battaglia, con sguardo affettuosamente
ironico, ha invece descritto la progressiva urbanizzazione delle coste
siciliane, segnate dallo sviluppo incontrollato di case abusive all’
insegna di una “creatività” dove convivono le suggestioni più svariate
nella più totale assenza di senso della collettività, di rispetto del
territorio e di un possibile sviluppo turistico. Matteo Balduzzi, proteso
a creare un’opera democratica e non autoriale, si è concentrato sull’ex
area industriale milanese e sui suoi problemi di carattere urbanistico
invitando gli abitanti del luogo a intervenire sulle sue immagini per
raccontare i loro desideri o le loro esigenze. William Guerrieri ha
indagato il fenomeno, sempre più diffuso, delle case coloniche in stato di
abbandono che costellano
il paesaggio della pianura dell’Emilia-Romagna. Alberto Muciaccia ha
invece narrato i cambiamenti del territorio attorno a Roma, dove stanno
sorgendo enormi e invasivi villaggi outlet e vasti centri commerciali.
Claudio Sabatino si è concentrato sui Campi Flegrei (Campania) osservando
come le preminenze architettoniche classiche siano sempre più soffocate
dall’avanzare di un’incontrollata città diffusa. Alessandro Vicario ha
individuato in Val Vannino e in Val Formazza (Piemonte) alcuni interventi
sul territorio rimasti pressoché inutilizzati (come una strada privata e
un tunnel in stato di abbandono) e che per di più deturpano il paesaggio
senza apportare sviluppo turistico. La ricerca di Marco Zanta fa
riflettere su come la bellezza delle colline trevigiane, denominate
Quartier del Piave, venga sempre più incrinata da un diffuso dilagare di
case e fabbriche, magari non eccessivamente invadenti nelle singole
volumetrie, ma che finiscono per invadere il territorio stravolgendone il
senso. Edoardo Winspeaere, tramite un filmato, mostra l’abbattimento di un
“piccolo mostro” di cemento nei pressi della costa pugliese.
E per finire, un contributo fotografico di Alessandro Cimmino riflette sul
senso di soffocamento edilizio che spesso predomina nelle periferie delle
grandi città italiane.

Ogni ricerca fotografica è accompagnata da un testo che commenta e
illustra da un punto di vista urbanistico e ambientale i problemi del
territorio documentati dalle ricerche degli autori. In definitiva “Il
paesaggio tradito” vorrebbe far capire come il degrado ambientale non
comporti solo un antiestetico “trionfo del brutto”, che si sostituisce di
prepotenza alle bellezze del passato, ma implichi innanzitutto la
sconfessione di un’etica della convivenza, la negazione di un sistema di
valori, l’insensibilità di fronte a problemi di carattere ecologico
fondamentali per la collettività. La qualità del paesaggio infatti è
sempre indice di una qualità di vita, di relazioni umane che si tessono e
che costruiscono la vita di un popolo.
Scheda pratica per "''Il paesaggio tradito'' al Castello di Arceto"
Data comunicato21/04/2006
Proprietà dell'articolo
modificato: mercoledì 22 novembre 2006