Si è concluso l’intervento realizzato dalla Provincia di Reggio Emilia per consolidare il versante interessato dalla frana della Gora e proteggere il ponte sul torrente Secchiello, lungo la strada provinciale che collega Villa Minozzo a Civago.
L’opera, finanziata con 2 milioni di euro dal Commissario straordinario alla ricostruzione nei territori delle regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche,ha affrontato in profondità un movimento franoso che interessa il versante in sinistra idrografica del torrente e che, negli ultimi anni, aveva provocato spostamenti sempre più significativi della spalla sinistra del ponte.



Foto dal cantiere
«Parliamo di un investimento importante e di un intervento tecnicamente molto complesso, in gran parte destinato a rimanere nascosto sotto terra, ma fondamentale per la sicurezza del ponte e per la tenuta di un collegamento strategico per il nostro Appennino – dichiara il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giorgio Zanni –. Investire sulle infrastrutture della montagna significa rendere più sicuri e affidabili i collegamenti con le comunità più periferiche del nostro territorio, garantendo mobilità, servizi e qualità della vita a chi vive e lavora in queste aree. È un impegno che la Provincia porta avanti con continuità, intervenendo anche nei contesti più difficili dal punto di vista geologico e mettendo a frutto le risorse disponibili grazie al lavoro e alle competenze dei propri tecnici. Ringraziamo il Commissario straordinario alla ricostruzione per il finanziamento che ha consentito di realizzare quest’opera».
«La frana della Gora accompagna da quasi un secolo la storia di questo territorio e ha già richiesto nel tempo diversi interventi e la ricostruzione di più attraversamenti – afferma Elio Ivo Sassi, sindaco di Villa Minozzo e consigliere provinciale delegato alla Montagna –. La conclusione di questo cantiere rappresenta un risultato molto importante per Villa Minozzo, per Civago e per tutte le comunità che utilizzano questa strada. Come amministratore del territorio e come delegato provinciale alla Montagna, considero fondamentale continuare a investire sulle infrastrutture dell’Appennino, perché da collegamenti sicuri e affidabili dipendono l’accesso ai servizi, le opportunità e la possibilità di vivere e lavorare nei nostri paesi».
Il cuore dell’intervento è costituito dalla realizzazione di sei pozzi strutturali affiancati, formati da pali in calcestruzzo armato del diametro di 50 centimetri e lunghi circa 20 metri. Disposti in forma circolare e collegati tra loro, i pali penetrano per circa dieci metri nel substrato roccioso, creando un sistema particolarmente rigido capace di opporsi alla spinta esercitata dalla frana.

All’interno dei pozzi sono stati eseguiti scavi fino a una profondità di circa dieci metri, in corrispondenza del contatto tra la coltre detritica e la roccia. La struttura è stata ulteriormente rinforzata attraverso cordoli intermedi in calcestruzzo armato e un getto sul fondo dei pozzi.
Una parte fondamentale del progetto ha riguardato anche la gestione dell’acqua presente nel versante. Appositi drenaggi raccolgono infatti le infiltrazioni all’interno dei pozzi e le convogliano verso il torrente Secchiello, intervenendo su uno dei fattori che contribuiscono al movimento del terreno.
Parallelamente, la Provincia ha realizzato il consolidamento della spalla sinistra del ponte, mediante nuovi pali inseriti nella fondazione esistente e collegati al sistema dei pozzi. In questo modo le diverse opere sono state rese solidali, aumentando la capacità complessiva della struttura di resistere alle sollecitazioni prodotte dal versante.
La soluzione progettuale è stata definita al termine di un’approfondita campagna di indagini, comprendente cinque stendimenti geoelettrici, due sondaggi, prove di permeabilità, rilievi georadar e l’installazione di due inclinometri. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire la stratigrafia del corpo di frana, individuare la presenza di acqua nel versante e determinare direzione e profondità degli spostamenti.
La frana della Gora interessa un’area geologicamente molto complessa, caratterizzata dall’elevata fratturazione del substrato roccioso, dalla presenza di estese coltri detritiche e dall’azione erosiva del torrente Secchiello. Si tratta di un fenomeno documentato già dagli anni Trenta del Novecento, sul quale nel corso del tempo sono stati realizzati numerosi interventi di consolidamento, monitoraggio e sistemazione.
Quello attuale è il terzo ponte costruito in questo tratto. Il precedente attraversamento, realizzato negli anni Settanta, era stato consolidato tra il 1985 e il 1986 attraverso una serie di tiranti, ma i successivi movimenti del versante avevano provocato danni irreparabili. Il ponte era stato quindi demolito e ricostruito alla fine degli anni Novanta nella configurazione attuale.
Dal 2020-2021 la pressione esercitata dalla frana sulla spalla sinistra era tornata particolarmente critica, causando la progressiva traslazione della struttura verso valle, deformazioni e un evidente disallineamento tra il ponte e la strada di accesso.
L’intervento appena concluso rappresenta quindi un investimento strategico per rafforzare la stabilità del versante, proteggere il ponte e salvaguardare nel tempo un collegamento fondamentale per le comunità dell’Appennino reggiano.